Il sacrificio delle pensioni nella Legge di Bilancio 2019

E’ noto che la rivalutazione della pensione (o perequazione) dovrebbe permettere al valore di acquisto dell’assegno pensionistico di rimanere invariato nel tempo.

Per questo meccanismo l’importo della pensione dovrebbe essere  adeguato annualmente al costo della vita, moltiplicandolo per la percentuale del tasso di inflazione calcolato dall’ISTAT.

La rivalutazione della pensione non avviene tuttavia allo stesso modo: attualmente la rivalutazione è al 100% solo per le pensioni fino a tre volte il trattamento minimo di legge; la percentuale di adeguamento viene infatti progressivamente ridotta secondo aliquote stabilite in base all’importo dell’assegno.

Quest’anno le nuove percentuali per la perequazione delle pensioni, pur essendo valide dal 1° gennaio 2019, entreranno in vigore ad aprile; per i primi mesi dell’anno le pensioni per gli assegni lordi fino a tre volte il minimo (1.522,38 Euro)  sono state rivalutate in via provvisoria dell’1,1% come stabilito  dalla circolare INPS n° 122 del 27/12718; per gli assegni fra 1.522,27 e 2.537,10 Euro lordi la rivalutazione provvisoria è stata del 90% ossia dello 0,99% in più in valore assoluto mentre per gli assegni maggiori di 2.537,11 Euro lordi la rivalutazione provvisoria è stata del 75% ossia dello 0,825% in più in valore assoluto.

La successiva legge di bilancio 2019, per reperire i fondi per “quota 100” ed il “reddito di cittadinanza” ha stabilito la piena perequazione delle pensioni al costo della vita (1,1% per il 2019) solo per gli assegni con importo non superiore a tre volte il trattamento minimo (1.522,38 Euro lordi); poi è stato disposto che la perequazione si riduce progressivamente secondo la seguente tabella:

IMPORTO LORDO ASSEGNO PENSIONISTICO QUANTE VOLTE IL MINIMO MOLTIPLICATORE ADEGUAMENTO IN PERCENTUALE % INDICIZZAZIONE ALL’INFLAZIONE
                1.522,38 3 1,10 100
                2.029,68 4 1,07 97
                2.523,10 5 0,85 77
                3.044,52 6 0,57 52
                4.059,36 8 0,52 47
                4.566,78 9 0,50 45
OLTRE 4.566,78 OLTRE 0,44 40

La “stretta” sulla rivalutazione delle pensioni sarà per tre anni:   2019, 2020, 2021.

Il risparmio sarà rilevante per le casse dello Stato: ca. 2,29/miliardi di Euro nei tre anni.

Quindi, rispetto alla perequazione provvisoria (circolare 122 INPS di cui si è detto), la nuova legge di bilancio:

  • Non fa variazioni per chi percepisce una pensione LORDA   pari o inferiore a 1.522,26 Euro;
  • Ha un regime più favorevole per chi percepisce una pensione LORDA superiore a 1.522,26 Euro e fino   a 2.029,68 Euro in quanto il moltiplicatore è 1,07% contro il precedente 0,99% con conseguente rivalutazione del 97% contro il 90%;
  • Ha un regime di gran lunga più sfavorevole per gli assegni superiori a 2.029,68 Euro lordi, in quanto le rivalutazioni stabilite per gli anni 2019-2020-2021 sono inferiori a quelle provvisorie di cui alla circolare 122 INPS (dal 2% al 35% in meno).

I nuovi assegni saranno in vigore da aprile.

L’INPS sta inviando in  questi giorni le comunicazioni ai pensionati annunciandole trattenute che verranno probabilmente effettuate sulla pensione di maggio per recuperare le somme anticipate in più nei primi tre mesi per effetto della rivalutazione provvisoria (circolare 122 INPS)  risultata poi maggiore di quella definitiva (stabilita con legge di bilancio 2019). Le trattenute riguarderanno ca. 1/milione di pensionati.

L’avviso è questo: “la informiamo che la pensione a Lei intestata è stata ricalcolata a decorrere dall’1/1/2019 in applicazione dell’art 1 comma 260 della legge 30/12/2018 n° 145” (legge di bilancio 2019).

Verrà conseguentemente  trattenuto quanto percepito in più nei mesi di gennaio, febbraio e marzo.

La trattenuta sarà per le pensioni più basse di pochi euro: 3,30 al mese ad es. per una pensione LORDA di 2.200,00 Euro.

La vera nota negativa in fin dei conti non è la trattenuta:  è che il potere di acquisto delle pensioni (che comunque si riduce già di per sé anche in presenza di una rivalutazione ISTAT al 100%, in quanto storicamente il paniere si adegua in ritardo rispetto al costo della vita ed alle mutate esigenze della popolazione) sarà ulteriormente ridotto per i prossimi tre anni solo per effetto della legge di bilancio  dallo 0,1% all’1,8% in dipendenza dell’importo della pensione stessa.

E’ da tener conto che gli  studi più recenti hanno stimato, negli ultimi 15 anni, una perdita IN MEDIA del potere di acquisto delle pensioni del 30%; perdita che andrebbe riequilibrata con un’apposita e mirata  politica fiscale, della quale, ad oggi, nel programma del governo gialloverde (autoproclamatosi, come si sa,  governo “del popolo”) non c’è traccia.

Giovanni Banfi