SPREAD: cos’è e perché è così importante

In Europa dalla nascita dell’EURO non esiste più, per i paesi aderenti, la svalutazione. Ha acquistato via via importanza un altro valore idoneo a misurare se un paese va economicamente bene o meno: lo SPREAD.

Come premessa è necessario ricordare che quando si presta denaro si richiede un compenso rapportato all’importo prestato. Il compenso viene misurato in percentuale su base annua: è il “tasso di interesse”.Il tasso è assunto a unità di misura degli interessi su denaro, obbligazioni, ecc. La differenza fra due percentuali di tasso riguardanti  valori omogenei ed uguale scadenza è lo SPREAD.

L’unità di spread più importante usata oggi per le analisi economiche che riguardano l’Italia è la differenza di tasso (o rendimento) fra titoli di Stato italiani (BTP) e tedeschi (BUND) sulla durata di 10 anni. Sono presi a riferimento i titoli tedeschi perché oggi registrano i tassi più bassi in Europa.

Ad esempio: il 4 gennaio di quest’anno lo SPREAD fra BTP e BUND a 10 anni era di 173 punti. In pratica gli investitori (privati, fondi sovrani, fondi pensione, ecc.) pretendevano dall’Italia, per lo stesso investimento in obbligazioni a 10 anni, 173 punti in più rispetto alla Germania; se il tasso dei BUND tedeschi a 10 anni era 50 centesimi quello dei BTP Italiani a 10 anni era di 2,23 punti.

Il tasso dei titoli di debito dipende dal cd. “rischio paese”, che non è altro se non il rischio di insolvenza (vale a dire la possibilità  di non restituire il prestito) sia degli operatori pubblici (Stato, Regioni, Comuni) che privati (Aziende, privati) dello Stato:  dipende dall’importo totale del debito (sia pubblico che privato), dalla situazione politica, economica e sociale.

Più un paese è ritenuto potenzialmente insicuro più gli investitori richiedono un tasso di interesse più alto e correlativamente lo spread sale rispetto agli altri paesi ritenuti più sicuri.

Ecco, qui di seguito, l’evoluzione dello spread BTP/BUND degli ultimi anni.

periodo governo da/a
5/2006-5/2008 PRODI 28,8  a 45,4
5/2008-11/2011 BERLUSCONI 45,4 a 518,4
11/2011-4/2013 MONTI 518,4 a 284,9
4/2013- 2/2014 LETTA 284,9 a 193,6
2/2014-12/2016 RENZI 193,6 a 159,7*
12/2016-3/2018 GENTILONI 159,7 a 138,0
3/2018-6/2018 trattative governo gialloverde 138,0 a 239
6/2018-3/2019 CONTE 239,0 a 255,0**
* minimo sotto 100 punti
** massimo 338 punti il 21/11/18

 

Dal giorno delle elezioni del marzo 2018 lo spread è praticamente raddoppiato: dopo il disastro dell’ultimo governo Berlusconi il governo Monti ed i governi di sinistra LETTA/RENZI/GENTILONI erano riusciti a riportarlo a limiti accettabili. La responsabilità dell’aumento dello spread è tutta del governo attuale non solo per le deleterie misure di natura economico/sociale assunte in quest’ultimo anno (vedere ed es. la legge finanziaria 2019),  ma anche per il progressivo isolamento politico dell’Italia rispetto agli altri paesi europei  di maggior peso (Germania, Francia, Spagna).

Ora lo spread  ha ripreso a salire, con le nefaste conseguenze che praticamente tutti gli esponenti  economici e politici  italiani e stranieri  (tranne il nostro governo in carica) evidenziano con grande preoccupazione. Maggior spread vuol dire maggiori tassi di interesse rispetto ad altri paesi e maggiori risorse spese per il rinnovo e la sottoscrizione del nostro debito pubblico sottraendole agli investimenti.

L’aumento dello spread e delle spese dello Stato ha già generato un’accelerazione dell’aumento del nostro debito pubblico: al 31/12/2018 ammontava a 2.317/miliardi di Euro, con un aumento di 53/miliardi rispetto al 31/12/2017. Al 28/2/19 ammontava già a 2.354/miliardi di Euro, con la stima di raggiungere i 2.400/miliardi al 30/6/19 (+ 83/miliardi di Euro in soli 6 mesi).

La spesa per interessi, ai tassi attuali, sarà di 74/miliardi di Euro a fine anno (se la situazione non peggiora).1

Rispetto al governo Gentiloni il debito italiano sta ora aumentando di 4/miliardi di Euro in più al mese.

In concreto in presenza di uno spread alto si osservano sempre i seguenti accadimenti:

  • maggiori risorse sottratte agli investimenti dello Stato e destinate al pagamento del debito (in un secondo tempo possibile aumento delle imposte per reperire le risorse necessarie);
  • minori investimenti da parte dello Stato e delle imprese vuol dire minore occupazione e decrescita del prodotto interno lordo (PIL);
  • aumento percentuale della pressione fiscale determinato dalla diminuzione del prodotto interno lordo (PIL). La previsione oggi per l’Italia è dell’aumento di 1 punto per fine anno;
  • le banche devono pagare di più per reperire finanziamenti sui mercati (pagano tassi più elevati) oltretutto vedono svalutati i titoli di Stato che hanno a patrimonio e per questo motivo sono costrette ad accantonare a bilancio maggiori fondi che non possono essere impiegati per i prestiti alla clientela;
  • imprese in difficoltà in quanto non solo pagano tassi più alti rispetto alla concorrenza internazionale con meno possibilità dei concorrenti di destinare risorse agli investimenti, ma anche perché le banche non solo erogano meno prestiti ma riducono quelli esistenti, chiedendo il rimborso ai clienti giudicati più a rischio;
  • cittadini in difficoltà che subiscono aumenti dei tassi per nuovi prestiti, minori disponibilità delle banche per nuovi mutui e prestiti, diminuzione del valore degli investimenti in  titoli, azioni, fondi.

Quindi lo SPREAD alto finisce sulla pelle degli italiani: allo spread alto si accompagna diminuzione del PIL, aumento delle imposte, maggiore disoccupazione, erosione del risparmio, aumento dei prezzi.

Insomma, si preannuncia un periodo molto difficile, altro che “anno bellissimo” o “anno fantastico” proclamato da Conte, Salvini e Di Maio. Almeno l’incremento del debito fosse per investimenti che potrebbero dare maggior sviluppo economico in futuro…. Invece va in misure assistenziali (e a nostro parere sbagliate, discriminanti e confuse) come quota 100 (dalla durata limitata a tre anni) e reddito di cittadinanza (che ci sarà fino a quando ci saranno i soldi).